Il segretario nazionale Bombardieri a Pesaro per l’apertura della nuova sede, la Uil Marche fa il punto sulla situazione regionale: “Le Marche ripartano da Zes, infrastrutture e politiche attive del lavoro”

L’istituzione della Zes, una più stretta cooperazione in logica sovrarregionale e l’impiego delle risorse europee per sostenere politiche attive del lavoro reali e dare alle Marche infrastrutture capaci di colmare un gap che ci vede perdere ogni anno circa 6 miliardi di pil. Sono queste le considerazioni della Uil Marche che oggi a Pesaro, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede cittadina in via Togliatti, alla presenza del segretario nazionale Pierpaolo Bombardieri e della segretaria regionale Claudia Mazzucchelli, ha fatto il punto della situazione regionale. Dati davvero preoccupanti. Ci sono meno persone al lavoro tra disoccupazione e cassa integrazione eppure gli infortuni sono in aumento. A fronte di quasi 38 milioni di ore di cig autorizzate nei primi 5 mesi dell’anno in tutte le Marche si sono registrati oltre 6.600 incidenti, il 10% in più rispetto al 2019 con Pesaro Urbino in controtendenza: 1565 secondo l’Inail, -2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eppure mancano all’appello 14mila persone occupate (compresi i lavoratori autonomi) e le ore di cassa integrazione sono aumentate a dismisura: solo nel 2020 sono state 102 milioni in tutte le Marche tra ordinaria, straordinaria e in deroga.

Nel pesarese se ne sono contate oltre 26,5 milioni contro l’1,3 del 2019. Qui il distretto delle cucine ha tenuto e registrato appena lo 0,8% in meno di export rispetto al 2019 risultando il secondo distretto del legno e arredo per performance dopo Forlì. “La crisi pandemica è intervenuta in un momento di profonda trasformazione sociale ed economica della nostra regione, già indebolita dalle crisi precedenti e dagli eventi sismici, e la prevalenza, nel nostro tessuto economico, dei settori coinvolti in modo marcato dalle restrizioni, dal calo dei consumi e dell’export ha fatto il resto – spiega Claudia Mazzucchelli, segretaria generale Uil Marche – Ciò ha determinato la perdita di molti posti di lavoro soprattutto con contratti a tempo determinato e temporaneo. Donne e giovani sono stati i più penalizzati. È aumentato il numero dei Neet, giunto al 17,9% dei giovani tra i 15 e i 29 anni e comunque mitigato dal blocco dei licenziamenti e dall’uso massiccio della cassa integrazione che però ha impoverito i lavoratori. Da gennaio a maggio le buste paga si sono alleggerite mediamente del 19%, i beneficiari hanno perso circa 3.185 euro netti”. Il risultato, secondo la segretaria Mazzucchelli “è che siamo tornati a essere un popolo di migranti. I marchigiani emigrati all’estero segnano un +46% tra il 2013 e il 2020. Una scelta che riguarda sempre più giovani. Erano circa 22mila nel 2013, oggi sono quasi 35mila, giovani tra i 18 e i 24 anni secondo l’ultimo report di Migrantes. Li abbiamo formati, abbiamo investito su di loro e poi li abbiamo perduti tra finti stage, finte partite iva, lavori precari per paghe irrisorie, false speranze”.

Le soluzioni? “Siamo chiamati a rendere strategici settori che non sono mai stati considerati per il loro reale valore – conclude – Nei momenti di crisi si è sempre tagliato nei settori dell’istruzione e della ricerca. Una scelta miope che abbiamo contrastato e che oggi scontiamo. È proprio nei momenti di crisi che la ricerca e innovazione sono indispensabili per garantire qualità (che è anche qualità della vita) e competitività – conclude la segretaria Mazzucchelli – Tra Pnrr, fondi dedicati al sisma e alla ricerca universitaria abbiamo a disposizione ingenti risorse e ciò costituisce una grande opportunità in un’area che è il più grande cantiere d’Europa ma anche laboratorio di rigenerazione territoriale, in cui sperimentare nuove forme di organizzazione sociale e produttiva, concretizzando un modello di sviluppo sostenibile. Penso sia necessario, inoltre, uscire da una logica regionale e pensare ad una stabile cooperazione interregionale con Umbria e Abruzzo, con cui condividiamo il sisma 2016, l’essere regioni in transizione, ma anche l’appartenenza alla Macroregione adriatico jonica, risolvere gli annosi problemi di isolamento infrastrutturale della regione. Siamo di fronte ad un occasione irripetibile ma certo serve una governance regionale e nazionale che abbia percorsi condivisi in quelli che l’Europa ha indicato come obiettivi: l’innovazione digitale, la transizione energetica, l’economia circolare e la sostenibilità ambientale e anche la piena attuazione dei diritti sociali”.

“L’apertura di una sede – ha detto Bombardieri – è sempre un fatto positivo: è un presidio di democrazia, un centro di aggregazione a disposizione delle persone. Quando si apre una nuova sede si offre un luogo a chi vuole incontrarsi e vedersi, per esprimere un’idea di comunità, di unità e di solidarietà”. Rispondendo, poi, a margine, alle domande dei giornalisti, Bombardieri è intervenuto anche sulla questione dei licenziamenti. “Bisogna rispettare le persone, e il lavoro – ha detto il leader della Uil – le lavoratrici e i lavoratori non possono pagare lo sblocco dei licenziamenti. L’accordo impegna tutti, ma gli ultimi eventi dimostrano che questo rispetto ancora non c’è. Ci aspettiamo, dunque, un intervento da parte del Presidente Draghi, con l’attivazione della cabina di regia. Ma ci aspetteremmo un intervento anche da parte di Confindustria: se ci sono associate che si comportano in modo difforme dall’intesa, potrebbe metterle fuori dalla propria Associazione. Bisogna, poi, riformare gli ammortizzatori sociali e collegare la ripresa alle politiche attive del lavoro, preparando le lavoratrici e i lavoratori che rischiano di perdere il posto con un intervento massiccio di formazione e riqualificazione professionale. Noi, però, rivendichiamo occupazione stabile e dignitosa e non lavoretti o voucher. Gli ammortizzatori sociali – ha concluso Bombardieri – dovranno coprire tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori: va affermato, quindi, il principio solidaristico ma, al tempo stesso, va applicato anche il criterio assicurativo, nel senso che le aziende devono pagare e non possono pensare che tutta la copertura sia scaricata sulla fiscalità generale”.