“Oggi più che mai il sindacato deve essere comunità che è capacità di costruire relazioni, di dare voce alle persone, di trasformare bisogni individuali in diritti collettivi. Pensiamo sia questo il senso più profondo del Sindacato delle persone che la UIL ha saputo costruire in questi anni. Senza alimentare paure ma provando a costruire soluzioni che inevitabilmente passano attraverso un’occupazione stabile, salari adeguati, servizi pubblici efficienti, infrastrutture moderne e una politica industriale capace di accompagnare le transizioni senza lasciare indietro nessuno”. La segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli, è intervenuta con queste parole nel corso del congresso nazionale del sindacato che si sta tenendo in questi giorni a Padova.
Una tre giorni, dedicata a “Innovazione, persone e diritti nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, che per la nostra regione si coniuga con “una responsabilità enorme: far sì che la tecnologia resti uno strumento al servizio della persona e non il contrario – ha evidenziato la segretaria – Sarà la contrattazione, insieme alla formazione continua, a garantire che innovazione significhi sviluppo e non nuove disuguaglianze. Crediamo che il futuro del sindacato passi anche dalla capacità di parlare alle nuove generazioni. I giovani cercano ascolto, partecipazione, diritti, prospettive. Dobbiamo essere capaci non soltanto di rappresentarli, ma di coinvolgerli”. In Veneto insieme a oltre 60 delegati marchigiani tra federazione e categorie, la segretaria Mazzucchelli ha ricordato il percorso della Uil Marche, conclusosi lo scorso maggio con il congresso regionale di Senigallia.
“Arriviamo a Padova dopo un’intensa stagione congressuale che ci ha portato ad attraversare tutta la nostra regione, ascoltando lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati, giovani e tutte le persone che si sono espresse anche attraverso gli oltre 1.600 questionari, elaborati da Eures, base della nostra relazione congressuale – ha ricordato – Siamo orgogliosamente un sindacato laico e riformista. Laico perché indipendente da ogni appartenenza partitica. Riformista perché crediamo che i cambiamenti si conquistino con la contrattazione, con la competenza e con la capacità di ottenere risultati concreti. Nelle Marche questa impostazione ci ha consentito di affrontare crisi industriali, vertenze occupazionali, la lunga ricostruzione post-sisma, le alluvioni, la difesa della sanità pubblica e la battaglia contro il lavoro precario e povero, senza mai perdere di vista un principio fondamentale: al centro ci sono sempre le persone”.