Porto di Ancona, risultati positivi: “Serve continuità”

In un contesto di crisi economica e sociale quale quello che caratterizza da tempo le Marche e la provincia capoluogo – drammaticamente accentuato dalla pandemia e dai forti rischi occupazionali che si addensano nei prossimi mesi (specie allo scadere del blocco dei licenziamenti) – il porto di Ancona è uno dei pochi elementi dinamici e di possibile rilancio di imprese e lavoro sul quale è possibile contare, già dal 2021, a beneficio dell’intera regione.

In questi ultimi anni – seppure appesantiti da difficoltà strutturali e strozzature burocratiche – il porto di Ancona ha visto una crescita importante di flussi, ricchezza e occupazione: con oltre 6 mila ingressi giornalieri, è il più grande sito lavorativo della regione ed un vettore di crescita sostanziale per il territorio, che trascina imprese e indotto di varia natura per numeri enormi per le Marche.

Restituito alla città anche come elemento identitario, storico e culturale è sicuramente di importanza strategica per tutta la regione Marche.

Importanti progettualità si sono costruite ed avviate in questi anni, sia in termini infrastrutturali che di acquisizione di attività, dimostrando la giustezza di un’idea di scalo a missione plurisettoriale: che ne ha costituito valvola di sicurezza nei momenti di peggiore difficoltà e motore del successivo forte rilancio.

In un paese (ed una regione) che guarda con trepida attesa alle scelte che si compiranno nei prossimi anni sul tema delle grandi infrastrutture logistiche – potendo magari contare su scelte coerenti di impiego del “Recovery Fund” – portare a positiva conclusione opere e riorganizzazione dello scalo dorico è una priorità assoluta a cui nessun attore politico, economico, sociale e, soprattutto, istituzionale può sottrarsi. In questo senso, avendo anche memoria di passate esperienze non certo positive, non possiamo che sostenere, con forza, l’idea di una piena continuità alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale del medio Adriatico. Sarebbe grave se interferenze politiche, improprie quanto improvvide, pregiudicassero il futuro della più grande risorsa economica e lavorativa della regione Marche.