UIL PENSIONATI: TELEMEDICINA, VERA CHANCE PER ASSISTENZA ANZIANI MA NELLE MARCHE TUTTO FERMO

Dal 2014 anno in cui risale la prima Intesa Stato-Regioni – “Telemedicina – Linee di indirizzo nazionali”, approvata il 20 febbraio 2014 – ad oggi sono trascorsi otto anni ed approvati almeno nove provvedimenti nazionali sulla sanità digitale. Le Regioni non sono state semplici spettatrici, ma protagoniste delle decisioni via via assunte, culminate lo scorso 17 dicembre 2021 quando la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove linee guida sulla telemedicina volute dal Ministero della salute. Si tratta di un passaggio importante verso l’impiego della telemedicina, che dovrebbe segnare una svolta nella gestione della sanità sul territorio, ma nella nostra Regione a che punto siamo?

“A quanto ci è dato sapere – sottolinea Marina Marozzi, segretaria generale Uil Pensionati Marche – abbiamo perso l’ennesima chance per introdurre la telemedicina nella gestione sanitaria dei pazienti marchigiani. Il Covid 19 poteva, infatti rappresentare – e in altre regioni questo è accaduto! – un’occasione per trasformare una grave emergenza in opportunità, ma dai dati del Ministero della Sanità delle uniche cinque sperimentazioni avviate nelle Marche, tre si sono chiuse in epoca pre-Covid evidentemente per esaurimento dei finanziamenti e altre due di fatto non sono mai partite. Il problema è che oltre al fatto che proprio in una situazione di crisi come quella del Covid la telemedicina poteva e può garantire una maggiore sicurezza per medico e paziente, questa importante innovazione può rivelarsi lo strumento davvero utile per la gestione domiciliare di molti pazienti cronici, la cui maggior parte sono anziani, con problemi di deambulazione, ma anche con difficoltà logistiche a raggiungere ospedali e ambulatori, e che invece, con la telemedicina, potrebbero ottenere un monitoraggio continuo, anche con l’attivazione di alert in caso di peggioramento delle condizioni”. Ad oggi in molte realtà, anche se con applicazione particolarmente eterogenea sul territorio nazionale, vengono svolte attività di televisita, telemonitoraggio e teleriabilitazione, con esperienze importanti in Italia: sono 36 in Emilia-Romagna, 35 in Lombardia, 31 in Toscana, Lazio e Sicilia. Nelle Marche è stata sperimentata nell’ambito della dermatologia, della cardiologia e delle neurologia, ma al momento la situazione, dai dati disponibili, appare completamente immobile.

Dai dati della Società Italiana di Diabetologia resi noti nel giugno 2021, inoltre, nell’ambito della diabetologia la Regione Marche risulta assente su tutti i fronti legati alla telemedicina: la televisita non è codificata tra le prestazioni erogabili dal SSN e non è neppure rimborsata, zero strutture diabetologiche sono dotate degli strumenti necessari, zero strutture hanno già utilizzato la telemedicina, zero strutture utilizzano continuativamente la telemedicina. Dal PNRR, visti gli importanti finanziamenti dedicati previsti, ci si attende un cambiamento radicale nella presa in carico delle persone affette da patologie croniche, con particolare attenzione verso gli over 65, prevedendo lo sviluppo di nuovi progetti di telemedicina per l’assistenza a distanza da parte dei sistemi sanitari regionali.

“In particolare, gli esperti giudicano il telemonitoraggio domiciliare molto semplice da svolgere mediante dispositivi indossabili o semplici smartphone, utilizzabili dal paziente o dal caregiver, che consentono di tenere sotto controllo parametri vitali, come frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno, attività cardiaca e respiratoria, pressione e glicemia. Nelle specialità nelle quali negli anni scorsi è avvenuta la sperimentazione della telemedicina nelle Marche avrebbe riguardato diverse migliaia di pazienti, ma – conclude Marozzi – a oggi sarebbe tutto fermo. Ci farebbe, piuttosto, piacere poter sapere dalla Regione se così non fosse e che questa lettura necessariamente fatta su fonti ufficiali che potrebbero non essere aggiornate manchi di far brillare le grandi performance della sanità marchigiana. Purtroppo, però, l’evidenza dei fatti su alcune questioni, a partire dall’assistenza domiciliare agli anziani non autosufficienti, ma anche su liste di attesa e fascicolo sanitario elettronico solo per fare alcuni esempi, non sembrano smentire un quadro complessivamente davvero poco confortante”.