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Giornata della Memoria, Vittoria Nenni: una storia di coraggio da raccontare contro l’orrore

libro vittoria nenni

“La memoria ha due grandi nemici. Il primo è il tempo, il cui decorso tende a cancellarla o comunque a sfumarla; poi ci sono i negazionisti e i revisionisti, quelli cioè che vogliono deformare la Storia a loro piacimento, arrivando perfino a negare l’esistenza dei campi di concentramento.

Ricordare la violenza che è stata, il percorso che ha portato alla sua esplosione deve aiutarci a poter individuare la violenza che ancora ci circonda e a neutralizzarla. Senza memoria storica una comunità rischia di perdere il significato e il senso profondo della propria identità culturale e civile e di rendere molto instabili le fondamenta del suo futuro”.

Con queste parole la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli, ha celebrato la Giornata della Memoria 2024. Stavolta il ricordo è impresso sulle pagine del libro “Vittoria Nenni – N.31635 di Auschwitz”, presentato giovedì sera nella Sala Consiglio della Facoltà di Economia di Ancona alla presenza dell’autore Antonio Tedesco e di Roberto Giulianelli, professore ordinario di Storia Economica presso l’ateneo anconetano ospitato in quel che un tempo era la caserma dei bersaglieri di Villarey.

Erano gli anni in cui Pietro Nenni era un fervente attivista repubblicano, gli anni in cui da fiero interventista decise di arruolarsi e di andare a combattere la I Guerra Mondiale. “Anni in cui – ha spiegato Giulianelli – Nenni faceva la spola tra Jesi e Ancona, città che allora era in pieno fermento: qui iniziano i Moti popolari del 1898, la Settimana Rossa del 1914, la Rivolta dei Bersaglieri della Caserma Villarey che oggi ci ospita diede il via al Biennio rosso”. E proprio ad Ancona nasce, nel 1915, Vittoria Nenni.

La città che oggi la ricorda anche una Pietra d’Inciampo di fronte alla casa natale in via Fornaci, ora ha anche un bel volume che ne ripercorre la vicenda umana “che corre parallela a quella del padre – ha fatto notare Tedesco, direttore scientifico della Fondazione Pietro Nenni, studioso del federalismo e del socialismo italiano – una storia di coraggio, di scelte e di coscienza”.

Vivà, come affettuosamente veniva chiamata in Francia dove la giovane crebbe al fianco della famiglia in esilio, una volta arrestata dalle SS per la sua partecipazione alla Resistenza francese avrebbe potuto salvarsi. Dichiarandosi italiana avrebbe ottenuto il rimpatrio e condizioni carcerarie sicuramente meno dure. Decise di rimanere insieme alle compagne detenute. Nonostante la deportazione nel campo di sterminio di Auschwitz, nonostante le terribili condizioni di quella fatale prigionia.

Vittoria Nenni morì il 14 luglio 1943 dopo poco più di 5 mesi di detenzione. Aveva 28 anni. “Una vita breve, coraggiosa, altruista di una giovane vocata al bene” ha detto Alessia Ciaffi, coordinatrice regionale della Uil Pari Opportunità Marche che ha collaborato con la Uil alla realizzazione dell’evento al quale hanno partecipato decine di persone. Tra queste anche Orlanda Latini, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Ancona che ha patrocinato l’iniziativa.

“L’Olocausto è avvenuto nel quasi totale silenzio collettivo. Tardivamente un’umanità distratta si è resa conto di quanto stesse succedendo. Attraverso il bellissimo libro di Antonio Tedesco e la figura di Vittoria Nenni vogliamo celebrare chi ha deciso di non restare indifferente ma ha fatto una scelta che ha pagato con la vita. È proprio questo il punto: riscoprire il valore della scelta contro la logica dell’indifferenza. Nell’ orrore ma anche nel quotidiano” ha evidenziato la segretaria Mazzucchelli.

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