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TARI 2025: nelle Marche aumenti diffusi e forti differenze territoriali. La UIL Marche chiede più equità e trasparenza

L’analisi dei dati relativi alla Tassa sui Rifiuti (TARI) per l’anno 2025 evidenzia come nelle Marche il peso del tributo continui a crescere, colpendo in modo disomogeneo i cittadini a seconda del territorio di residenza. I numeri, elaborati dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali della UIL Nazionale, mostrano aumenti significativi in diversi comuni marchigiani, a fronte di servizi che non sempre migliorano in qualità ed efficienza.

Nel dettaglio, ad Ancona la TARI media per una famiglia tipo di quattro componenti in un’abitazione di 80 metri quadrati passa dai 331 euro del 2024 ai 351 euro del 2025, con un incremento del 6,08%, collocandosi sopra la media nazionale che si attesta a 350 euro.

Ad Ascoli Piceno l’aumento risulta ancora più marcato: si passa da 200 a 218 euro, con una crescita dell’8,84%, mentre Macerata registra uno degli incrementi più elevati della regione, salendo da 204 a 225 euro, pari a un +10,31%.

Situazione diversa, ma comunque significativa, a Pesaro, dove la TARI scende lievemente da 347 a 346 euro (-0,35%), restando però su livelli elevati rispetto ad altri territori marchigiani. Ad Urbino l’importo sale da 309 a 327 euro (+6,07%), mentre Fermo rappresenta un’eccezione parziale con una riduzione da 218 a 205 euro (-6,14%), rientrando tra le città con i costi più bassi a livello nazionale.

Questi dati confermano una forte disomogeneità territoriale anche all’interno della stessa regione, con differenze di oltre 140 euro annui tra i comuni marchigiani più costosi e quelli meno onerosi. Una situazione che solleva interrogativi sulla reale applicazione dei principi di equità e proporzionalità della TARI, nata per coprire i costi del servizio ma sempre più percepita come un prelievo fiscale rigido e poco legato alla qualità del servizio offerto.

Tali squilibri sono riconducibili a un sistema di gestione dei rifiuti ancora frammentato, alla carenza di impianti e a scelte organizzative che finiscono per scaricare sui cittadini i costi delle inefficienze strutturali. Anche l’introduzione di modelli come la tariffazione puntuale, che associa la singola utenza alla quantità reale di rifiuto indifferenziato prodotto (“paga per quello che butti”), superando il criterio presuntivo basato sui metri quadri, se non accompagnata da investimenti adeguati, rischia di tradursi in un ulteriore aggravio per famiglie e lavoratori.

E’ necessario un intervento strutturale e di lungo periodo, che punti su investimenti impiantistici, maggiore trasparenza nella determinazione delle tariffe e un reale coinvolgimento delle parti sociali. In assenza di una governance regionale più coordinata e di un utilizzo efficace delle risorse disponibili, inclusi i fondi del PNRR, il rischio è che la TARI continui ad aumentare senza produrre benefici concreti né sul piano ambientale né su quello sociale.

La gestione dei rifiuti deve tornare ad essere un servizio pubblico equo ed efficiente, non una voce di spesa sempre più pesante sui bilanci delle famiglie marchigiane, già fortemente provate dall’aumento del costo della vita.

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