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Lavoro: “Occupazione e cessazioni confermano che nelle Marche il vero problema resta la precarietà”

Non basta registrare un aumento dell’occupazione se la crescita continua a poggiare su rapporti di lavoro precari, salari insufficienti e prospettive occupazionali incerte. Sono queste le conclusioni della Uil Marche alla lettura dell’analisi svolta dal proprio Servizio Lavoro, Coesione e Territorio sul mercato del lavoro, rielaborato dal Centro Studi con un focus dedicato alla nostra regione. I dati relativi alle assunzioni e alle cessazioni del primo trimestre 2026 descrivono infatti un mercato del lavoro ancora caratterizzato da un’elevata instabilità, nel quale la qualità dell’occupazione continua a rappresentare la principale criticità. Nei primi tre mesi del 2026 le assunzioni a tempo indeterminato nelle Marche continuano a diminuire, passando da 6.824 a 6.606 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La forma contrattuale più utilizzata resta il contratto a termine, con oltre 20 mila assunzioni, seguito dai contratti intermittenti, di somministrazione e stagionali. Un quadro che conferma come la precarietà stia assumendo un carattere sempre più strutturale nel mercato del lavoro regionale.

“Questi dati – sottolinea la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli – confermano che il tema centrale non è soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma costruire occupazione stabile, dignitosa e adeguatamente retribuita. Non può essere considerato fisiologico un mercato del lavoro che produce migliaia di rapporti destinati a concludersi in tempi brevi e che alimenta il fenomeno del lavoro povero”. A rendere ancora più evidente questa situazione sono i dati sulle cessazioni dei rapporti di lavoro. Tra gennaio e marzo 2026 sono state registrate 35.986 cessazioni, un dato sostanzialmente stabile rispetto alle 36.049 dello stesso periodo del 2025. Tuttavia cresce il numero delle cessazioni dovute alla conclusione del contratto, passate da 19.623 a 20.017. Si tratta dell’indicatore più significativo perché dimostra come una quota rilevante dell’occupazione continui a dipendere da rapporti di lavoro temporanei, destinati a interrompersi dopo pochi mesi.

Le cessazioni hanno interessato tutte le principali tipologie contrattuali: 9.217 rapporti a tempo indeterminato, 12.103 contratti a termine, 5.691 contratti di somministrazione, 6.087 intermittenti, oltre ai rapporti stagionali e di apprendistato. Dietro ciascuna cessazione non c’è soltanto un dato statistico, ma una persona, una famiglia e un progetto di vita che rischia di interrompersi. Persistono inoltre profonde disuguaglianze. Le donne continuano a essere maggiormente penalizzate sia nelle opportunità occupazionali sia nelle condizioni di lavoro. Il part-time involontario interessa il 12,6% delle lavoratrici contro il 4,6% degli uomini, mentre il divario retributivo rimane elevato: nel settore privato le donne percepiscono mediamente il 29,4% in meno rispetto ai colleghi uomini e, anche a parità di contratto a tempo pieno e indeterminato, la retribuzione annua resta inferiore di oltre 4.200 euro.

Preoccupa anche la condizione delle giovani generazioni, che continuano a entrare nel mercato del lavoro attraverso percorsi frammentati, con minori giornate lavorate e retribuzioni inferiori rispetto agli adulti. Una situazione che ritarda l’autonomia economica, la possibilità di costruire un progetto familiare e la maturazione di adeguati diritti previdenziali. A ciò si aggiunge il problema dei bassi salari: nel 2025 la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti privati extra agricoli marchigiani si è fermata a 22.362 euro, ben al di sotto della media nazionale di 25.387 euro.

Secondo la segretaria Mazzucchelli “occorre un deciso cambio di passo nelle politiche del lavoro. Servono politiche industriali capaci di sostenere gli investimenti produttivi, incentivi orientati all’occupazione stabile, rafforzamento delle politiche attive, investimenti nella formazione e nel rafforzamento delle competenze, rinnovo dei contratti collettivi e valorizzazione della contrattazione quale strumento per migliorare salari, qualità del lavoro e prospettive professionali. È inoltre indispensabile che Regione, Governo e parti sociali aprano un confronto strutturato per costruire un modello di sviluppo capace di trattenere competenze, valorizzare il patrimonio produttivo marchigiano e trasformare il lavoro precario in lavoro stabile. Solo attraverso occupazione sicura, salari adeguati e percorsi professionali duraturi sarà possibile contrastare il lavoro povero, offrire prospettive concrete ai giovani e alle donne e restituire centralità al lavoro quale principale indicatore della qualità dello sviluppo economico della nostra regione. Il lavoro non può essere soltanto un numero nelle statistiche: deve garantire dignità, sicurezza e futuro”.

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