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Fiscalità locale nelle Marche: la UIL porta Regione, Comuni ed esperti al confronto sulle disparità che penalizzano i cittadini

“Le tasse incidono di più sui redditi minori”: la denuncia della UIL Marche

Nelle Marche, una famiglia con 20mila euro di reddito annuo può arrivare a destinare quasi il 13% delle proprie entrate a imposte locali e tariffe dei servizi, mentre per chi dispone di un reddito doppio l’incidenza scende sotto l’8%. Un divario che evidenzia disparità e contraddizioni del peso della fiscalità locale e dei servizi essenziali sui cittadini. È quanto emerge da uno studio della UIL , che sarà presentato ad Ancona il 22 ottobre nel corso del tavolo di lavoro e confronto pubblico tra sindacato, esperti e istituzioni che si terrà dalle 10 alle 13 al Ridotto delle Muse. L’ iniziativa, dal titolo “Ora basta! – Meno pressione fiscale su salari e pensioni”, è la tappa marchigiana del percorso avviato dalla Uil nazionale a Perugia lo scorso 22 settembre, dedicato all’impatto della fiscalità locale sul potere d’acquisto delle famiglie.

Per l’occasione si confronteranno Santo Biondo (segretario confederale UIL nazionale), Francesco Acquaroli (presidente Regione Marche), Marco Fioravanti (presidente regionale ANCI), Prof. Antonio di Stasi (preside della Facoltà di Economia “G. Fuà” – UNIVPM), Prof. Fabio Fiorillo (docente di Scienza delle Finanze – UNIVPM), Franco Pesaresi (direttore dell’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona – ASP “Ambito 9”) e Claudia Mazzucchelli (segretaria generale UIL Marche).

L’indagine, condotta su sei città marchigiane, analizza il peso complessivo di IMU, TARI, servizio idrico, asili nido, mense scolastiche e addizionali IRPEF comunali e regionali. I dati evidenziano differenze significative. Per fare qualche esempio, a Urbino, per una famiglia con 20mila euro di reddito, isee a 15mila, figli a carico e proprietà di un’immobile l’incidenza raggiunge il 12,94%, contro il 7,87% di una famiglia analoga ma con il doppio di reddito e isee. Ad Ancona il confronto è tra l’11,81% e il 7,12%. Lo stesso squilibrio emerge ad Ascoli Piceno (11,72% contro 7,42%), Macerata (11,25% contro 6,95%), Fermo (10,76% contro 6,70%) e Pesaro (10,56% contro 7,14%). L’intera relazione sarà presentata nel corso dell’evento.

L’obiettivo della UIL Marche è quello di rafforzare l‘azione sindacale sul territorio, promuovendo un confronto strutturato, concreto e continuativo con le amministrazioni locali, affinché le politiche fiscali e sociali diventino strumenti di maggiore equità e tutela dei redditi. Un impegno che la UIL intende tradurre attraverso una contrattazione sociale e territoriale, capace di incidere sulle scelte degli enti territoriali, a partire dalle aliquote dell’addizionale IRPEF, dalle soglie di esenzione, dalle tariffe dei servizi pubblici e dalle misure di sostegno alle fasce economicamente più fragili. L’obiettivo è costruire, attraverso il dialogo con gli amministratori e il contributo degli esperti, soluzioni sostenibili che sappiano coniugare la salvaguardia dei bilanci con una più equa distribuzione del carico fiscale.

“In una regione nella quale troppe persone devono fare i conti con retribuzioni basse, carriere discontinue e un potere d’acquisto sempre più fragile, non possiamo accettare che gli aumenti salariali conquistati attraverso il rinnovo dei contratti collettivi vengano poi erosi da una fiscalità locale che non tiene adeguatamente conto delle diverse capacità contributive – spiega la segretaria Mazzucchelli –. per questo serve rinvigorire la contrattazione sociale nei territori, mettendo al centro le condizioni materiali di lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati. Non si tratta di chiedere genericamente meno tasse, né di mettere in discussione le risorse necessarie a garantire servizi pubblici di qualità, ma di ragionare insieme su come distribuire più equamente il peso della fiscalità, valorizzando il principio della progressività e tutelando soprattutto i redditi medio-bassi. Vogliamo che le persone, attraverso il sindacato siano protagoniste delle scelte che incidono quotidianamente sulla loro vita, dalla tassazione locale al costo dei servizi, dalle politiche sociali al sostegno alle famiglie. La nostra proposta è quella di costruire, con la Regione ma anche Comune per Comune, un percorso di confronto che parta dall’analisi dei bilanci e delle condizioni socioeconomiche delle comunità, individui priorità condivise e porti a impegni concreti e verificabili. Perché difendere il salario e le pensioni significa anche intervenire su quanto resta realmente nelle tasche delle persone, dopo le imposte e le spese per i servizi essenziali.”.

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