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Marcinelle, 70 anni dopo: la UIL Marche rilancia la campagna “Zero morti sul lavoro”

L’8 agosto 1956 la tragedia nella miniera di Bois du Cazier, in Belgio, costò la vita a 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Tra le vittime vi furono anche 12 marchigiani. Oggi il ricordo deve trasformarsi in un impegno concreto per la sicurezza e la dignità del lavoro.

Ricorre oggi il 70° anniversario della tragedia di Marcinelle, una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana e del lavoro nel mondo.

L’8 agosto 1956, nella miniera di Bois du Cazier, persero la vita 262 minatori, tra cui 136 italiani. Donne e uomini partiti dall’Italia alla ricerca di un futuro migliore, vittime di condizioni di lavoro pericolose e di un sistema che troppo spesso antepone il profitto alla tutela della persona.

La UIL Marche ricorda tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che hanno perso la vita sul lavoro, in Italia e all’estero, e si unisce alla commemorazione della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.

«Marcinelle non può essere soltanto memoria. Deve rappresentare un monito per il presente e per il futuro. Ancora oggi troppe persone muoiono nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi, sulle strade e in ogni luogo di lavoro. Ogni infortunio grave e ogni morte sul lavoro rappresentano una sconfitta per l’intera società», dichiara Claudia Mazzucchelli, segretaria generale regionale della UIL Marche.

«Per questo rilanciamo con determinazione la campagna nazionale “Zero morti sul lavoro”. Una campagna che ha riportato la sicurezza al centro dell’attenzione pubblica e dell’agenda politica e sindacale. Non si tratta di uno slogan, ma di un obiettivo di civiltà, che negli anni ha contribuito a raggiungere risultati significativi, come l’introduzione del badge di cantiere, uno strumento pensato per tracciare le presenze, rafforzare i controlli e verificare la regolarità delle imprese e dei lavoratori», prosegue Mazzucchelli.

«Questi risultati dimostrano che la mobilitazione e la pressione sociale possono produrre cambiamenti concreti. Ma la strada è ancora lunga: servono più prevenzione, formazione permanente, controlli efficaci, responsabilità delle imprese e piena applicazione delle norme in materia di salute e sicurezza», aggiunge.

Occorre contrastare con decisione il lavoro nero, il lavoro precario e ogni forma di sfruttamento, perché non può esistere un lavoro dignitoso se non è anche un lavoro sicuro.

La UIL Marche continuerà a impegnarsi nei luoghi di lavoro e nel territorio affinché la sicurezza non venga considerata un costo o un adempimento burocratico, ma un diritto fondamentale di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore.

«Marcinelle è lì a ricordarci di non dimenticare e di proseguire nelle nostre battaglie. A 70 anni da quella tragedia, ricordare significa agire. La sicurezza viene prima del profitto. Dobbiamo costruire una cultura della prevenzione capace di mettere davvero la vita delle persone al centro», conclude la segretaria generale regionale della UIL Marche, Claudia Mazzucchelli.

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