Dai tempi di percorrenza agli arrivi ai binari Est di Roma Termini: una penalizzazione che si aggiunge a un collegamento ferroviario sempre meno competitivo: “La Regione deve passare dal confronto ad una rivendicazione forte e concreta”
Le Marche non possono continuare a essere trattate da Trenitalia come un territorio marginale come testimoniato dalla situazione del collegamento ferroviario Ancona–Roma, emblematico di una situazione che penalizza cittadini, lavoratori, studenti e imprese marchigiane. La denuncia arriva dalle Uil Marche che mette all’indice Trenitalia per un’offerta totalmente inadeguata alle esigenze delle Marche. “Non è soltanto una questione di minuti in più o in meno ma di rispetto, di pari opportunità e di dignità territoriale” commenta Giorgio Andreani, segretario regionale UIL Marche con delega ai trasporti e infrastrutture.
La ricostruzione storica e lo studio approfondito degli orari ferroviari fatta dalla UIL Marche, prendendo a riferimento il periodo 1980-2025, dimostra che collegamenti competitivi erano possibili anche senza l’Alta Velocità, non solo come numero di treni ma soprattutto come tempi di percorrenza. Ad esempio, nel 2007, secondo una risposta ufficiale del Governo a un’interrogazione parlamentare, il collegamento veloce Roma–Ancona era garantito da almeno tre coppie di treni rapidi diretti, con partenze da Ancona alle 6.10, 15.10 e 18.05, e da Roma alle 7.36, 9.36 e 15.40 con una media di tempi di percorrenza massima di circa 3 ore e 15 minuti. A questi si aggiungeva il Gentile da Fabriano, un Regionale Veloce che copriva lo stesso percorso «con tempi analoghi a quelli degli Eurostar.
Tre anni dopo, nell’orario 2009/2010, i tempi di percorrenza erano addirittura migliorati e variavano da 2 ore e 41’ (da Falconara Marittima a Roma Termini) a 3 ore e 06’ fino ad un “massimo” di 3 ore e 15’ del collegamento diretto da Ancona. Collegamenti, questi, sulla linea esistente, capace di portare i viaggiatori nella Capitale in una fascia utile per il lavoro e gli appuntamenti istituzionali e di farli rientrare a casa in un orario “decente”.
“La differenza tra ieri e oggi è abissale sottolinea Andreani – I treni veloci viaggiano a circa 4 ore di media come tempo di percorrenza, con il paradosso che i regionali a volte hanno tempi minori rispetto agli intercity: l’apoteosi la troviamo tra l’IC 533 che impiega 4 ore e 5 minuti contro le 3 ore e 49 minuti del REG 4157, con costo di 35,50 euro dell’IC contro i 24,50 del Regionale. È letteralmente vergognoso. Oggi manca una strategia commerciale capace di assicurare alla relazione Ancona–Roma un’offerta diretta, veloce, funzionale alle esigenze di chi viaggia per lavoro e accessibile economicamente, soprattutto in un momento storico in cui spostarsi con il mezzo privato diventa costoso e difficile vista la situazione dovuta al caro carburanti. Poi c’è un secondo paradosso: per trovare soluzioni più rapide e in alcune fasce orarie della giornata, il viaggiatore marchigiano può essere indirizzato verso Bologna e la dorsale dell’Alta Velocità, con costi che rischiano di rendere la velocità un privilegio per chi può permettersela,”, “cosa, questa, che per la UIL Marche è inaccettabile, cioè un sistema nel quale chi ha più soldi compra tempo e chi ne ha meno è costretto a perderlo” continua Andreani.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di penalizzazione, quasi una sorta di “ghettizzazione”: gli arrivi ai binari Est di Roma Termini, che possono rendere meno agevole l’accesso alla stazione e proseguire il viaggio verso le destinazioni finali. Per chi arriva dalla direttrice marchigiana, la collocazione del treno non è un dettaglio secondario: oltre 550 metri da percorrere che incidono sulla fruibilità complessiva del collegamento, sui tempi necessari per raggiungere le uscite e le coincidenze e sull’accessibilità per le persone con difficoltà motorie. È un aspetto che deve essere affrontato con serietà nella programmazione del servizio, senza trasformare una criticità organizzativa in un’ulteriore penalizzazione per chi parte dalle Marche.
La UIL Marche non chiede privilegi ma una cosa concreta: utilizzare meglio la linea esistente, ripristinare una vera offerta di collegamenti diretti e veloci, garantire orari funzionali per raggiungere Roma al mattino e tornare nelle Marche la sera, a tariffe sostenibili. Parallelamente, occorre accelerare il potenziamento e il completamento della direttrice Falconara–Orte, con risorse e cronoprogrammi certi. Ma la responsabilità non è soltanto di Trenitalia. La Regione Marche deve smettere di limitarsi al debole confronto e trasformarlo in una vera rivendicazione, una vertenza politica forte, pubblica e verificabile. Deve pretendere dal Gruppo FS e da Trenitalia un tavolo operativo, obiettivi misurabili e tempi definiti. Il contratto di servizio non può diventare un alibi per rinviare ogni soluzione.
Su questa vertenza, la Regione Marche, troverà la UIL sempre pronta a fare la propria parte. Le Marche rappresentano una comunità di oltre circa milione e mezzo di persone, non una periferia da servire quando avanzano treni e risorse. La qualità dei collegamenti ferroviari incide sul lavoro, sull’accesso ai servizi, sulla competitività delle imprese e sulla possibilità di mantenere relazioni economiche e istituzionali con la Capitale. “Chiediamo l’apertura di un confronto immediato tra Regione, Trenitalia, Gruppo FS e RFI, e sindacato con l’obiettivo di definire una nuova offerta ferroviaria Ancona–Roma, migliorare l’accessibilità degli arrivi a Termini e fissare tempi certi per il potenziamento della Falconara–Orte”, conclude Andreani.