Kabir Mohidul, il giovane lavoratore di 29 anni di origine bengalese morto oggi, 28 ottobre, dopo quasi un mese di sofferenze seguite alle gravissime ustioni riportate nell’incidente avvenuto il 29 settembre scorso nello stabilimento Fincantieri di Ancona.
Con la sua scomparsa si riapre la ferita di una tragedia che aveva già tolto la vita a Sofiane Boutraa, 55 anni, padre di tre figli. Due lavoratori coinvolti in una fiammata mentre svolgevano attività per una ditta appaltatrice all’interno dello stabilimento.
La UIL Marche si stringe con immenso dolore alle famiglie di Kabir e Sofiane, ai loro colleghi e alle comunità che li accoglievano. In questi giorni di lutto, l’attenzione deve restare interamente su di loro e sulla necessità di accertare ogni responsabilità.
Come ha dichiarato Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della UIL Marche: «Serve una procura speciale che indaghi, come esiste in altri casi, e che ci sia l’omicidio sul lavoro».
La morte di Kabir impone di rafforzare concretamente prevenzione, formazione, coordinamento delle attività e gestione dei rischi interferenziali, soprattutto nei grandi cantieri e nelle filiere dell’appalto. Nessuna produzione, nessuna scadenza e nessun modello organizzativo possono giustificare condizioni in cui la sicurezza dei lavoratori non sia pienamente garantita.
A Kabir e Sofiane va il ricordo di UIL Marche e l’impegno a fare in modo che le loro morti non restino un fatto di cronaca, ma diventino un punto di non ritorno per la tutela della vita sul lavoro.