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Scuola, allarme Uil: nelle Marche a rischio 400 posti di lavoro. «Così si indeboliscono i territori e si compromette il futuro dei giovani»

UIL Scuola Marche e UIL Marche contro i tagli previsti dalla manovra 2027. Spaziano: «La denatalità sia un’occasione per migliorare la qualità dell’istruzione, non per ridurre il personale». La UIL Marche richiama l’attenzione sulle conseguenze per le aree interne, già penalizzate dalla revisione dei Comuni montani e dal sisma.

Nelle Marche sono circa 400 i posti di lavoro a rischio nel sistema scolastico per effetto dei tagli agli organici previsti dalla Legge di Bilancio 2027, che si aggiungono alle riduzioni già programmate negli anni precedenti. A lanciare l’allarme sono la UIL Scuola Marche e la UIL Marche, che denunciano le possibili conseguenze sull’offerta formativa, sull’occupazione e sulla tenuta sociale dei territori, in particolare delle aree interne e montane. A livello nazionale, la manovra prevede, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, una riduzione di 4.925 posti di docenti e 2.049 di personale ATA, portando a 14.808 i posti complessivamente soppressi nell’arco di tre anni.

«Nella nostra regione questi tagli rischiano di aggravare difficoltà già evidenti, aumentando le disuguaglianze territoriali e indebolendo ulteriormente la scuola statale – dichiara Antonio Spaziano, segretario generale della UIL Scuola Marche –. Le scuole marchigiane operano spesso in territori complessi, con sedi distribuite tra piccoli comuni, aree montane e centri soggetti a un progressivo spopolamento. Ridurre ulteriormente il personale significa mettere in discussione la qualità dell’offerta formativa e il diritto degli studenti a ricevere le stesse opportunità educative, indipendentemente dal luogo in cui vivono». 

Per la UIL Scuola, il calo demografico non può trasformarsi in una giustificazione per nuovi tagli. Al contrario, la diminuzione degli iscritti dovrebbe rappresentare un’opportunità per ridurre il numero di alunni per classe, rafforzare il sostegno agli studenti e migliorare le condizioni di insegnamento.

«La denatalità non può diventare un pretesto per risparmiare sull’istruzione – prosegue Spaziano –. Occorre investire sulla qualità della didattica, sulla stabilità degli organici e sulla valorizzazione professionale ed economica del personale. Particolarmente preoccupante è la situazione degli ATA: ulteriori riduzioni rischiano di compromettere la vigilanza, l’assistenza agli alunni, il funzionamento delle segreterie e la sicurezza degli ambienti scolastici. Non possiamo chiedere alle scuole di garantire servizi sempre più articolati con sempre meno lavoratrici e lavoratori».

Alle preoccupazioni per gli organici si aggiunge la questione salariale. L’inflazione ha eroso il potere d’acquisto delle retribuzioni e gli incrementi contrattuali rischiano di essere ulteriormente ridimensionati dall’incidenza delle addizionali regionali e comunali. Ma è soprattutto sulla tenuta complessiva del sistema scolastico marchigiano che interviene la UIL Marche, richiamando l’attenzione sul rischio che diverse misure finiscano per produrre effetti cumulativi particolarmente pesanti nelle zone più fragili della regione.

«Non possiamo considerare i tagli alla scuola come un provvedimento isolato. Nelle Marche rischiano di sommarsi alla revisione della classificazione dei Comuni montani, che ha escluso 29 Comuni marchigiani, e al progressivo venir meno delle misure straordinarie legate all’emergenza sismica, che hanno contribuito a sostenere gli organici scolastici nei territori più disagiati – sottolinea la segretaria generale della UIL Marche –. È un insieme di fattori che rischia di accentuare le disuguaglianze e accelerare lo spopolamento delle aree interne. Dove vengono meno i servizi pubblici, a cominciare dalla scuola, diventa sempre più difficile per le famiglie scegliere di restare e per i giovani immaginare il proprio futuro».

Per la confederazione regionale, la presenza di una scuola rappresenta molto più di un servizio educativo: è un presidio di prossimità, un luogo di inclusione, socialità e crescita, ma anche una condizione indispensabile per la vitalità economica delle comunità.

«Difendere la scuola significa difendere il diritto a vivere e lavorare in ogni parte delle Marche – aggiunge la segretaria generale della UIL Marche –. Non si può parlare di contrasto allo spopolamento e di rilancio delle aree interne se contemporaneamente si ridimensionano i servizi essenziali. La scuola deve essere uno strumento di coesione territoriale e di sviluppo, non una voce di bilancio sulla quale intervenire esclusivamente per contenere la spesa».

Un primo importante banco di prova sarà il confronto convocato per lunedì 9 novembre sulla programmazione regionale della rete scolastica e dell’offerta formativa per l’anno scolastico 2027/2028, attualmente in corso di approvazione.

«In quella sede ribadiremo la necessità di una programmazione che tenga conto delle specificità territoriali, delle condizioni delle aree interne e delle esigenze delle comunità locali – concludono UIL Marche e UIL Scuola Marche –. Servono investimenti, organici adeguati e una rete scolastica capace di garantire a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi marchigiani le medesime opportunità. La scuola non è un costo da tagliare, ma un investimento strategico per il futuro economico e sociale della nostra regione».

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