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CASSA INTEGRAZIONE: NELLE MARCHE QUASI 17 MILIONI DI ORE NEL PRIMO SEMESTRE 2026: +41,9% IN UN ANNO

Quasi 17 milioni di ore di cassa integrazione nei primi sei mesi del 2026. Secondo le rilevazioni INPS, nelle Marche sono state autorizzate 16.962.706 ore di cassa integrazione guadagni.

È il raffronto elaborato dall’Ufficio Studi UIL Marche con lo stesso periodo dello scorso anno a evidenziare la forte accelerazione del fenomeno: nel primo semestre 2025 le ore autorizzate erano state 11.956.786. In dodici mesi si registrano quindi oltre 5 milioni di ore in più, pari a un incremento del 41,9%.

Un’accelerazione particolarmente significativa se si considera che già nel primo semestre 2025 la cassa integrazione era aumentata del 15,6% rispetto al 2024, passando da 10,3 a quasi 12 milioni di ore.

Ma il dato più rilevante dell’elaborazione dell’Ufficio Studi UIL Marche riguarda la tipologia degli interventi. La cassa integrazione ordinaria scende dalle 7.785.820 ore del 2025 alle 6.465.736 del 2026, con una riduzione del 17%. Al contrario, la cassa straordinaria – considerando gli interventi per riorganizzazione, crisi e solidarietà – passa da 4.170.966 a 10.496.970 ore: oltre 6,3 milioni di ore in più, con un aumento del 151,7%.

Nel giro di un anno si ribalta quindi anche il peso delle due componenti: nel 2025 la CIG ordinaria rappresentava circa il 65% del totale, mentre nel primo semestre 2026 è la straordinaria a raggiungere quasi il 62%.

«È questo il dato che deve richiamare maggiormente la nostra attenzione – sottolinea Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della UIL Marche –. Non siamo soltanto davanti a un aumento quantitativo delle ore autorizzate. Sta cambiando la natura del ricorso alla cassa integrazione, con un peso sempre maggiore degli interventi straordinari legati a situazioni di crisi, riorganizzazione aziendale e solidarietà. È un elemento che impone di guardare con grande attenzione alla tenuta del sistema produttivo e, soprattutto, alle prospettive occupazionali dei prossimi mesi. La crisi cambia volto e assume sempre più carattere strutturale. Il sistema produttivo marchigiano deve affrontare con coraggio la sfida dell’innovazione, puntando sulla qualità delle produzioni e del lavoro, sulla formazione continua e sulla crescita delle competenze. A un lavoro di qualità devono corrispondere retribuzioni adeguate, capaci di valorizzare le persone e sostenere lo sviluppo del territorio».

Osservando i dati relativi alla distribuzione delle ore nei singoli rami di attività, a concentrare la quasi totalità della cassa integrazione continua a essere l’industria. Nel primo semestre 2026 raggiunge 16.035.440 ore, contro 11.495.434 nello stesso periodo del 2025: circa 4,5 milioni di ore in più, pari a un incremento del 39,5%. Al suo interno, l’incremento è ascrivibile principalmente ai comparti della meccanica con 9.258.280 ore di cassa integrazione, seguito da pelle, cuoio e calzature con 2.357.254. Fortissima anche la crescita nel legno, che passa da 1.017.694 a 1.945.268 ore.

A completare il quadro sono i dati, aggiornati al 7 luglio 2026, del Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato (FSBA), che restituiscono l’immagine di un sistema produttivo marchigiano che continua a fare ampio ricorso agli strumenti di sostegno al reddito.

Nelle Marche sono 1.893 le aziende che hanno già utilizzato l’Assegno di Integrazione Salariale (AIS), coinvolgendo 9.924 lavoratori, pari a circa un quinto dei dipendenti delle imprese artigiane della regione. Un dato che colloca le Marche tra le regioni italiane con il più elevato ricorso all’ammortizzatore sociale, precedute soltanto da Veneto, Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna.

A questi numeri si aggiungono quelli relativi all’ACIGS, l’ammortizzatore per le crisi aziendali dell’artigianato: nelle Marche risultano 19 domande protocollate, di cui 11 per contratto di solidarietà e 8 per crisi aziendali, riferite a 11 aziende e 370 lavoratori, con 18 domande approvate e un solo rigetto, per un valore economico già rendicontato di 565.149,89 euro. Si tratta del quarto dato nazionale per numero di domande, dopo Toscana, Emilia-Romagna e Veneto.

Dal punto di vista economico, fino alla competenza di maggio 2026, nelle Marche sono stati erogati 4.927.465 euro di AIS. Il confronto con lo stesso periodo del 2025 evidenzia una flessione del 4%, inferiore alla media nazionale (-12,2%). Un calo che non può essere interpretato automaticamente come un miglioramento della situazione economica, ma che va letto insieme agli elevati livelli di utilizzo dello strumento: le imprese continuano, infatti, a ricorrere massicciamente agli ammortizzatori sociali per affrontare una fase di persistente rallentamento produttivo.

«I numeri – prosegue Mazzucchelli – raccontano una situazione che non può essere letta soltanto attraverso gli indicatori generali dell’occupazione. Dietro milioni di ore di ammortizzatori sociali ci sono lavoratrici e lavoratori che subiscono riduzioni dell’attività, aziende impegnate in processi di riorganizzazione e interi comparti esposti a una fase di forte incertezza. Il fatto che diminuisca la cassa ordinaria mentre più che raddoppia quella straordinaria è un segnale da non sottovalutare. Il sistema produttivo marchigiano continua a mostrare elementi di fragilità e, soprattutto, le difficoltà sembrano spostarsi da alcuni dei settori tradizionalmente più esposti verso comparti centrali per l’economia regionale, a partire dalla meccanica».

«È quindi necessario rafforzare il confronto con Regione, associazioni datoriali e istituzioni – conclude la segretaria generale della UIL Marche – monitorando le singole crisi e anticipando, per quanto possibile, le situazioni più complesse. Gli ammortizzatori sociali sono indispensabili per proteggere il reddito e l’occupazione, ma devono accompagnarsi a politiche industriali, investimenti, formazione e strumenti capaci di garantire continuità produttiva e occupazionale».

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