I dati Inail aggiornati al 31 dicembre 2025 delineano per le Marche un quadro segnato da un dato
particolarmente allarmante: il forte aumento degli infortuni con esito mortale.
Le denunce d’infortunio complessive passano da 16.676 del 2024 a 16.889 nel 2025, con un
incremento dell’1,28%, sostanzialmente in linea con l’andamento nazionale (+1,38%). Si tratta di
una crescita distribuita in modo equilibrato sia negli infortuni in occasione di lavoro (14.074
denunce) sia in quelli in itinere (2.815 denunce).
Il dato che impone una riflessione urgente riguarda però gli infortuni mortali: nelle Marche si passa
da 22 casi nel 2024 a 31 nel 2025, con un aumento del 40,91%, di gran lunga superiore alla media
italiana del 0,28%. Un incremento che si concentra soprattutto negli eventi avvenuti in occasione di
lavoro (27 infortuni) mentre quelli in itinere sono 4. È un segnale che non può essere sottovalutato e
che impone un rafforzamento delle politiche di prevenzione, vigilanza e formazione.
L’analisi settoriale evidenzia un aumento degli infortuni in Industria e Servizi con 13.255 denunce
con una variazione dell’1,85% rispetto al 2024 e nel Conto Stato con 2.829 denunce con una
variazione del 2,84%, mentre si registra un calo significativo in Agricoltura (-11,64%). Cresce
anche il numero di infortuni tra gli studenti (+5,53%), segnale che richiama l’attenzione sulla
sicurezza nei percorsi di alternanza e nelle attività formative.
Dal punto di vista anagrafico, si conferma una maggiore incidenza tra le fasce d’età più mature, in
particolare tra i lavoratori oltre i 45 anni (24,4%), coerentemente con l’invecchiamento della
popolazione attiva. Questo elemento rende ancora più urgente l’adozione di misure organizzative e
preventive mirate, capaci di adattare ambienti e carichi di lavoro alle caratteristiche della forza
lavoro.
Dal punto di vista del genere il 65% delle denunce sono fatte da lavoratori maschi mentre il 35% da
donne e il 78% delle denunce provengono da lavoratori italiani.
Le dinamiche territoriali mostrano differenze tra province, con incrementi più marcati in alcuni
territori: la provincia con il maggior numero di denunce è Pesaro e Urbino con 4.057 denunce
(+2,63% rispetto al 2024), seguita da Ancona con 5.750 denunce (+1,93% rispetto al 2024), Ascoli
Piceno con 2.221 denunce (+1,18%), Macerata con 3.545 (+ 0,48% rispetto al 2024). L’unica
provincia in calo è Fermo: -3,16%.
Sul fronte delle malattie professionali si registra nelle Marche un aumento del 3,39% rispetto al
2024, inferiore alla crescita nazionale dell’11,26%.
L’analisi settoriale evidenzia un aumento delle denunce di malattia professionale del 4% nel Conto
Stato, del 3,58% in Industria e Servizi e del 1,02% in Agricoltura.
Dal punto di vista del genere il 73% delle denunce sono fatte da maschi mentre il 27% da donne e
l’88% delle denunce provengono da lavoratori italiani.
Restano predominanti le patologie del sistema osteomuscolare, che rappresentano la quota
largamente maggioritaria delle denunce (5.636). Si tratta di malattie spesso correlate a
movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue e ripetitività delle mansioni, aspetti che
chiamano in causa l’organizzazione del lavoro e la qualità della prevenzione aziendale.
La provincia con il maggior numero di denunce di malattia professionale è Ascoli Piceno con 982
denunce (+21,38%), seguita da Pesaro e Urbino con 2.020 denunce (+7,45% rispetto al 2024) e
Fermo con 974 denunce (5,98%).
Le province in calo sono Ancona con -4,22% e Macerata con -1,38%.
Di fronte a questi numeri, è necessario ribadire che la sicurezza sul lavoro non può essere
considerata un costo, ma un investimento imprescindibile. Servono controlli più efficaci,
formazione continua, rafforzamento della cultura della prevenzione e un confronto costante tra
istituzioni, imprese e parti sociali.
Ogni infortunio rappresenta una ferita per il lavoratore, per la sua famiglia e per l’intera comunità.
Ogni morte sul lavoro è inaccettabile.
Servono interventi concreti e strutturali affinché la tutela della salute e della vita nei luoghi di
lavoro diventi una priorità reale e non soltanto dichiarata.