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PosteId a pagamento, Caf Uil: “Circa 750mila utenti nelle Marche, l’identità digitale deve essere un servizio gratuito e garantito”

Son circa 750mila i marchigiani che dal primo gennaio 2026 dovranno fare i conti con un nuovo balzello: il canone annuale per lo Spid PosteId. È la stima che il Caf Uil Marche ha elaborato in base alla quota di mercato di PosteId rispetto alla popolazione regionale, un numero elevato che rende evidente come l’introduzione del canone non possa essere considerata un fenomeno residuale. Secondo il CAF UIL lo SPID è uno strumento quotidiano indispensabile e non una scelta opzionale  ma uno strumento   con cui si gestiscono migliaia di pratiche ISEE, 730 e domande di prestazioni sociali; “L’identità digitale non rappresenta più un’opzione tecnologica, bensì una vera e propria infrastruttura di cittadinanza – commenta Andrea Catalani, responsabile del Caf Uil Marche – È in tale contesto che la decisione di Poste Italiane di introdurre, a partire dal 1° gennaio 2026, un canone annuale per lo SPID PosteID assume un significato che va ben oltre il mero profilo economico. Essa pone interrogativi strutturali sul modello di governance dell’identità digitale nel nostro Paese e sui riflessi concreti che tale scelta produce sui cittadini”.

Nell’ambito degli strumenti di identità digitale in Italia, Poste Italiane detiene una posizione largamente dominante nel sistema. Secondo le informazioni diffuse dalla stessa Poste, a fine 2025 risultano emessi circa 30 milioni di SPID, di cui oltre 24 milioni attivi. Le stime più accreditate convergono nel collocare PosteID intorno al 75% dell’intero sistema SPID nazionale. Questa concentrazione rende evidente un dato politico e sociale: ogni modifica alle condizioni di utilizzo dello SPID di Poste non ha effetti marginali, ma produce un impatto diretto e immediato sull’accesso ai servizi pubblici per la maggioranza dei cittadini italiani. Fino al 2025, lo SPID rilasciato da Poste Italiane è stato garantito gratuitamente agli utenti finali, grazie a un sistema di compensazioni economiche che ha visto un rilevante intervento pubblico. Dal 2026, il quadro muta: per i titolari di SPID PosteID già attivo è previsto un contributo annuale di 6 euro (IVA inclusa), da versare alla scadenza naturale del profilo. Il pagamento potrà essere effettuato tramite l’area personale o l’app PosteID, oppure presso gli uffici postali, secondo modalità e tempistiche comunicate direttamente dall’operatore. In caso di mancato versamento entro 30 giorni dalla scadenza indicata, l’identità digitale resterà formalmente valida, ma non utilizzabile fino alla regolarizzazione.

Il servizio resterà gratuito per il primo anno per i nuovi utenti che attiveranno SPID con Poste a partire dal 2026. Sono inoltre previste esenzioni permanenti per specifiche categorie: i minorenni, gli over 75, i residenti all’estero, i titolari di spid a uso personale. Per queste categorie, lo PosteID continuerà a essere gratuito, a condizione che i dati anagrafici risultino correttamente aggiornati. L’alternativa? La principale – gratuita – è la Carta d’Identità Elettronica (CIE) e l’app CieID, strumento interamente pubblico. Tuttavia, come evidenziato anche da recenti analisi giornalistiche, la diffusione della CIE non è ancora omogenea sul territorio nazionale. Molti Comuni, soprattutto di piccole e medie dimensioni, risultano strutturalmente impreparati a gestire una transizione rapida e massiva verso l’uso esclusivo della CIE, con ritardi nei rilasci, difficoltà informative e carenze organizzative. L’ottenimento della CIE richiede tempi non sempre compatibili con le esigenze immediate dei cittadini; l’utilizzo presuppone dispositivi adeguati e competenze digitali più avanzate; l’esperienza d’uso resta complessa per una parte significativa della popolazione, in particolare anziani e soggetti fragili. In questo senso, affermare che “le alternative gratuite esistono” senza considerare le reali condizioni di accesso e fruizione rischia di alimentare confusione e disorientamento.

“Si tratta di un passaggio delicato – aggiunge Catalani – Lo “scossone” non è dato dall’entità del canone, ma dal segnale che esso invia: l’accesso ai diritti digitali rischia di essere progressivamente ricondotto a logiche di mercato, in un contesto in cui le alternative pubbliche non sono ancora pienamente mature né uniformemente accessibili. A nostro avviso lo Spid deve essere riconosciuto come un’infrastruttura pubblica essenziale, al pari di altri strumenti fondamentali di cittadinanza. La proposta è chiara: un cittadino, un codice fiscale, un’identità digitale unica, stabile, gratuita e certificata pubblicamente. La CIE deve essere valorizzata e rafforzata, ma solo attraverso: procedure di rilascio realmente semplificate, uniformità territoriale, accessibilità e servizi comunali e regionali di accompagnamento e supporto. Senza questi interventi, il rischio è quello di una transizione formalmente corretta ma socialmente inefficace. In questa fase di transizione, CAF UIL Marche, ADOC Marche e UIL Pensionati Marche sono a completa disposizione dei cittadini per informare correttamente, assistere nelle scelte, supportare eventuali passaggi e contrastare ogni forma di disinformazione. La digitalizzazione deve essere un fattore di inclusione, non una nuova barriera all’esercizio dei diritti”.

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